Il Carso è un luogo incontaminato da industrie.

 

Le vigne sono incastonate tra boschi e altre colture.

 

La biodiversità è tangibile, non ci se ne riempie solo la bocca.

 

Il tempo scorre lentamente.

 

Si respira un’aria pura e viva.

 

Grazie a tutto questo è possibile lavorare con certi criteri, i quali non andranno a sbilanciare l’ecosistema.

Siamo a Kreplije, in Slovenia, a pochi chilometri con il confine italiano. Ci aspetta davanti a casa sua Marko, in una stupenda mattinata di Giugno. Un ragazzone di 37 anni, dalla faccia buona e sincera. L’italiano non è perfetto, ma si fa ben capire, molto meglio del mio sloveno (forse riesco a dire solo grazie e prego).

Ex cuoco, con il pallino per la caccia e per le api, ama la vita in tutte le sue forme. Iniziamo a visitare le vigne intorno casa, camminando lungo la ferrovia, passando tra assolati campi dove spuntano alberi da frutto, e noi, spinti dall’ irrefrenabile contagio positivo di colui il quale le ha piantate, attingiamo soprattutto ai ciliegi. Sono due gli ettari di proprietà, dislocati tra Kreplje, Dutovlje e Gorjiansko, con circa altri 0,80 ha in affitto.

La serietà scorre nelle vene di Marko. Se il vino non è come dice lui non imbottiglia, lo vende sfuso. Ci racconta come il Terrano*, a Krepljie, non riesca ad arrivare ai risultati da lui sperati.
È una varietà che ha bisogno di molta terra, di argille”
bastano un paio di chilometri per notare il cambiamento morfologico, difatti i paesi confinanti –Dutovlije, Godnje, Skopo– sono i più vocati per questo tipo di uva.

“Refošk”

Il Carso sloveno è una prosecuzione del Carso italiano, siccità permanente – in quanto qui non ci sono fonti di acqua in superficie- e ovviamente la bora, in sloveno “burja” vento forte che soffia da nord/nord-est, senza tralasciare l’abbondante sole. Forti escursioni termiche tra giorno e notte, con un terreno più argilloso rispetto al Carso Italiano, a seconda delle zone.

Krepljie è territorio da bianchi, circa 40 cm di terra e subito affiora la roccia calcarea -terreno localmente chiamato “pokarbonata”- su cui si incuneano le radici di Vitovska e Malvasia, le quali hanno trovato il proprio habitat.

Le vigne sono piene di fiori, farfalle, lombrichi, fragole selvatiche, piselli e orzo, VITA.

Saliamo in macchina, circa venti minuti per arrivare a Gorjansko, dove Marko Tavcar, assieme all’amico Marko Fon, possiede circa 2000 mq di terreno, con circa 400 piante, molte centenarie e a piede franco.

Pianta centenaria di Malvasia

Il sistema di allevamento è chiamato “liera”, tradizionale della zona, con ampi spazi tra pianta e pianta e tra filare e filare. Una volta era necessario molto spazio in vigna, in quanto le colture erano svariate e si doveva recuperare più spazio possibile. Un vigneto stupendo, piantato a Malvasia, anche se convivono alcune piante di Vitovska e di Sauvignon (circa il 5%).
Sono circa 300 le bottiglie provenienti da questo appezzamento, ovviamente con due etichette diverse, anche se i lavori in vigna sono fatti assieme, così come la vinificazione, ma dividendo le due masse al momento dell’elevage.

Gorjansko/Quattro Stati

Ci avviamo verso la casa/cantina, dove assaggeremo alcuni vini, con un tagliere golosissimo di prosciutto del Carso.

Emblematica la poesia dietro alle bottiglie:

    MIO CARSO

Un mare rosso.
Mio Carso.
Un mare pesante.
Dove solo chi ci crede e sa,
ritornando dalla schiavitù,
potrà liberarsi dalle proprie lacrime.
Dividerle e poi unirle con quelle Divine.
Così finalmente,
la roccia
dopo aver diviso tutto
vive
nel vino.

                                                         

Prosciutto del Carso

Malvasia 2016
vigne giovani dai 5 ai 10 anni. Mango e menta, pietra e polpa. Il sale riesce ad allungare molto bene il sorso, sapore e finta grassezza.

 

Malvasia “Classica” 2014
vigne dai 15 ai 35 anni. Ha leggere note ossidative, beva meno slanciata e più pesante, sicuramente l’annata non aiuta, ma da rivedere dopo l’estate.

 

Malvasia “Classica” 2014
vigne dai 15 ai 35 anni. Mostra parti più verdastre, pietra bianca e iodio, salato al quadrato. Eretto da un mare di acidità, buonissimo.

 

Malvasia riserva 2015
vigne di 45 anni. Albicocca matura, garofano, miele. Anche qua la parte salata domina, ma si allarga troppo, risultando in questo momento poco scorrevole. In fase di assestamento.

 

 Vitovska 2016 “da botte”
avvicino il naso e capisco subito di essere vicino ad un capolavoro. Il mare sembra ad un passo, solare, erbe aromatiche e balsami. Vibra sul palato, è leggero ma allo stesso tempo non scivoloso, c’è sostanza mascherata. Chapeau.

 

Vitovska 2015 (bottiglia)
La Vitovska sembra aver risentito meno dell’annata, la maturazione elevata della Malvasia qua è un vago ricordo, si incuneano tra le fessure chicchi di sale grosso, salvia e agrumi, componendo un mosaico variopinto. Saporito.

 

* Terrano è il nome dato al vino, il vitigno localmente è chiamato “Refošk”. Proviene dalla famiglia dei refosco. Il “Refošk” NON è il Refosco dal peduncolo rosso.